La donna è l’eterna conquistata delle sue conquiste.
L’uomo è l’eterno conquistatore di ciò che lo ha conquistato.
Una lotta pari a quelle titaniche storie mitologiche.
La linea di confine vuole essere sempre superata ed espugnata.
Prima sono mani, poi mani sulle spalle, ancora sul collo, e la testa s’inclina leggermente e tocca la guancia. Il confine netto è dettato dal dare le spalle.
Ma la nuca ormai ha sfiorato la guancia. Il respiro accelera leggermente, si avverte un brivido sulla schiena dell’altro.
Allora la linea di confine si sposta audacemente. Ecco ora sono gli occhi. Non si lasciano penetrare, rimangono ieratici, sfuggenti quando il peso dell’orgoglio da sostenere è eccessivo. No, non è esattamente orgoglio… si dovrebbe dire desiderio. Sì, si sfugge al desiderio per orgoglio, fratello della paura.
Ma si aggirano gli occhi facilmente. Ora ci si cinge. Nell’abbraccio, gli occhi vengono dispensati. Ora la linea di confine è incerta ma esiste ancora. Non la svelerò subito.
Nello stringere come se fosse l’ultima volta, prima che il corpo scivoli via per sempre, (il sempre è proprio quell’attimo, che ha voglia di durare), ecco il respiro ancora una volta, è lieve ma leggermente mosso, tremante. Ora anche il battito si percepisce quasi candidamente. Ecco, la linea di confine è decisa.
Ma nell’abbraccio di Eros si ha il sacro pudore di non voler bruciare la coscia del Dio con una goccia d’olio, non è ancora giunto il momento di essere dissacranti e curiosi. È il momento di osare di più, e le labbra cercano il collo, senza nemmeno toccarlo. Cercano il volto tanto famigliare. Con il pretesto delle labbra, è l’odore che segretamente si sviscera.
Ancora, ancora. I confini sconfitti possono essere superati, ora le mani sono lente e scivolano facilmente sulla pelle, gli occhi si incontrano e sembrano tristi, severi, ardenti. Ora le labbra osano ancora, e sfiorano, baciano.
Una sola esitazione.
E si è immobili.
Ma intrepidamente un punto che si crede neutro solo perché terra di nessuno, tra la testa e il resto del corpo, viene scosso. È inevitabile arrestare l’unico punto dove l’azione e la parola, altrimenti distaccate, sono unite in modo disarmante. Ecco, la passione.
Ma la linea di confine è preannunciata. È la parola. Un solo suono articolato getta il muro contro il quale anche le labbra più frementi devono arrestarsi, le mani ritirarsi, gli occhi evitarsi.
Rimane il ricordo della forza che cinge, lega, allontana. Le braccia virili. Le curve sinuose. Il colpo secco. Eros è stato svegliato, ustionato da una sola lacrima d’olio.