Amore Ombra Amore Vivente
Siamo circondati da innumerevoli essere viventi e coscienti - visibili e invisibili. Ma benchè sappiamo che essi esistano realmente e che siano viventi tanto quanto noi stessi, ci sembra tuttavia che siano meno reali e meno viventi di noi stessi. per noi siamo noi ad essere viventi, tanto è intensa questa nostra realtà. mentre tutti gli altri sembra che siano, paragonati a noi stessi, meno reali e che la loro esistenza sia più della natura di un'ombra che di piena realtà.
Il nostro pensiero ci dice che questa è un'illusione, che gli esseri al di fuori di noi sono altrettanto reali di noi e che vivono così intensamente quanto noi, ma per quanto ce lo ripeta ciò nonostante ci sentiamo al centro della realtà e percepiamo gli altri lontani da questo centro. Che questa illusione venga chiamata egocentrismo, egoismo, ahmkara (illusione di sè) o "effetto della caduta primordiale", non importa, questa non smette di farci sentire più reali degli altri.
Ora, amare vuol dire sentire qualcosa come reale in quanto piena realtà.
E' l'amore che ci sveglia alla nostra stessa realtà, alla realtà degli altri, alla realtà del mondo e alla realtà di Dio. Ci amiamo sentendoci reali. E non amiamo - o non amiamo quanto amiamo noi stessi - gli altri che ci si sembrano meno reali.
Esistono due vie, due metodi ben diversi che possono liberarci dall'illusione "io, vivente - tu, illusione", e possiamo fare una scelta.
Una via è quella di spegnere l'amore per sè stessi e diventare "un'ombra fra le ombre". E' l'uguaglianza nell'indifferenza. L'India ci offre questo metodo di liberazione dall'ahamkara, dall'illusione di sè. Questa illusione è distrutta estendendo l'indifferenza che abbiamo verso gli altri esseri a noi stessi.
Ci si riduce allo stato di ombra uguale alle altre ombre che la circondano. Maya, la grande illusione, è credere che gli esseri individuali, me e te, sarebbero qualcosa di più che delle ombre, delle apparenze senza realtà. la formula per realizzare ciò è: "io, ombra - tu, ombra".
L'altra via o metodo è quella di estendere l'amore verso noi stessi agli altri esseri per giungere alla realizzazione della formula: io, vivente - tu, vivente.
In questo caso si tratta di rendere gli altri esseri così reali come lo siamo noi, cioè amarli come noi stessi.
Per far questo bisogna prima amare il prossimo come se stessi.
Perchè l'amore non è un programma astratto bensì sostanza e intesità.
Bisogna dunque che irrompa in quanto tale nei confronti di un essere individuale affinchè possa cominciare a irradiare in tutte le direzioni. "Per fare l'oro occorre avere l'oro", dicono gli alchimisti. L'equivalente spirituale di questa massima è che per amare tutti bisogna aver amato qualcuno.
Questo qualcuno è il prossimo.
Essere è amare. Essere soli è amare sè stessi. Ora, "non è bene che l'uomo sia solo" vuol dire: non è bene che l'uomo ami solo se stesso. Per questo YHVH-Elohim disse: gli farò un aiutante simile (corrispondente) a lui". E appena Eva fu una parte di Adamo stesso, egli l'amò come se stesso. Eva fu dunque il prossimo, l'essere più vicino ad Adamo.
Ecco l'origine dell'amore e questa origine è comune sia all'amore che unisce uomo e donna sia all'amore verso il prossimo. All'inizio non era che un unico amore e la sua sorgente era una, così come il principio era uno.
Tutte le forme d'amore derivano dalla stessa radice primordiale, la coppia Adamo-Eva. E' il calore dell'amore della prima coppia che si riflette nell'amore dei genitori per i loro figli, riflesso, a sua volta, nell'amore dei figli per i loro genitori, riflesso ancora nell'amore dei fanciulli tra di loro, riflesso infine nell'amore con tutta la parentela degli esseri umani, e al di là della parentela immediata, per analogia, per tutto ciò che vive e respira.